
TESTIMONIANZE DA BROCKWOOD
PARK SCHOOL
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SCOTTISH HIGLANDS (ALTA SCOZIA)
di Fiamma Borgni - 15 anni - Italy
(Dal giornale della scuola The Brockwood Observer – Autunno/Inverno 2009)
Si fa un gran parlare del cambiamento climatico e di cosa si può fare.
Si parla continuamente di deforestazione, di barriere coralline che muoiono,
di habitat distrutti. E a me viene spesso da pensare che il problema risieda
in quel "parlare”: non si agisce abbastanza.
Durante le vacanze di fine ottobre, un gruppo di studenti, mature students e staff,
è andato nelle Scottish Higlands (una regione nell'estremo nord della Scozia)
a "piantare alberi", così veniva definita la nostra “missione”.
In realtà, il lavoro comprendeva molto di più del semplice piantare alberi:
dal rimuovere recinti dannosi per la vita selvatica al tagliare alberelli
di specie non native e, anche, piantare alberi.
Per molti il lavoro è stato duro: il terreno non è stabile e il muschio agisce
da spugna, trattenendo l'acqua piovana per molti giorni, cosicché ogni volta
che qualcuno cadeva - cosa che succedeva abbastanza spesso – si inzuppava
sempre di più, nonostante i vestiti impermeabili e il fatto che fortunatamente
non piovesse.
Il progetto di Trees for Life – Alberi per la vita - l'organizzazione per cui
facevamo volontariato, è di restaurare la foresta Caledoniana al suo stato
di originale equilibrio. Il danno alla foresta fu conseguenza di una serie
di fattori: nell'Ottocento la maggior parte fu tagliata per permettere di creare
pascoli per le pecore, e, come conseguenza, i lupi si estinsero;
questi erano predatori naturali dei daini che, quindi, si riprodussero
in modo eccessivo e, cibandosi della vegetazione, impedirono la ricrescita
di nuovi alberi.
In origine la foresta ricopriva la totalità della Scozia, mentre ora ne copre
solo il 7%. Il 90% di questo già misero 7% è formato da piantagioni di alberi
da legname commerciale, molto fitte, così da renderle produttive al massimo.
Il risultato non è molto bello da vedere e per di più impedisce la crescita
del sottobosco, danneggiando di conseguenza anche la vita selvatica.
Solo il 10% è, quindi, foresta nativa.
La settimana in Scozia ha anche presentato diversi problemi di adattamento
nella nostra piccola comunità di persone. Il posto dove dormivamo
era molto ristretto, e non avere uno spazio proprio per un periodo di tempo
abbastanza lungo può risultare piuttosto scomodo.
Uno studente mi ha detto che a volte era stato difficile stare sempre con tanta
gente, ma che in linea di massima il tutto era risultato bello e armonioso.
Per molti è stata anche un'occasione per conoscersi meglio e per socializzare
con gli altri.
Per me è stato difficile accettare alcuni aspetti del progetto, come il fatto
di dover tagliare gli alberi non nativi, che altrimenti sarebbero cresciuti
più velocemente degli alberi nativi impedendo a questi ultimi di crescere.
Anche venire a conoscenza della necessità di dover eliminare molti daini
per evitare la loro sovrappopolazione è stato difficile da mandar giù.
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Saskia Grifts Moor, studentessa.
Vento freddo, ombre profonde e giochi di luce fra nuvole, bellissime.
Duro lavoro e panini tutti i giorni.
Scoprire la naturale bellezza delle Scottish Highlands e lavorare per ripararla.
Cosa potremmo desiderare di più?
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FriederiKe Wndel, studente.
Stare in aperta campagna è stata una bellissima esperienza.
A volte il lavoro era duro, ma ci aiutavamo a vicenda.
E' stato bello poterci conoscere meglio fra di noi.
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Shanti Kochupoovathummooth, mature student
E’ stato rigenerante stare a contatto con la natura, all’aria aperta,
in un paesaggio montuoso. Sentivo che quello che facevamo era
molto significativo, bello, anche perché impersonale.
Sentivamo di fare qualcosa di buono.
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Rupert Marquez – Insegnante di Ecologia
Il paesaggio mi ha fatto apprezzare il breve tempo che abbiamo da vivere
su questo pianeta. Mi ha molto colpito vedere tanti giovani al lavoro
per prendersi cura della terra.
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